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L'INGANNO DELL'EVOLUZIONE - HARUN YAHYA
L'inganno dell'evoluzione


IL FALLIMENTO SCIENTIFICO DEL DARVINISMO

E DEL SUO BAGAGLIO IDEOLOGICO


LA RELATIVITÀ DEL TEMPO E LA REALTÀ DEL DESTINO

Tutto quanto si è detto sopra dimostra che in realtà non abbiamo alcuno contatto con lo "spazio tridimensionale", e che viviamo tutta la nostra vita all'interno delle nostre menti. Asserire il contrario significherebbe professare una fede superstiziosa lontana dalla ragione e dalla verità scientifica, in quanto non possiamo in alcun modo ottenere un contatto diretto con l'originale del mondo.

Questo fatto confuta il primario assunto della filosofia materialistica, il quale costituisce il fondamento della teoria evoluzionista, ovverosia che la materia sia assoluta ed eterna. Il secondo assunto della filosofia materialista è la supposizione che anche il tempo sia assoluto ed eterno. Come il primo, anche questo è una superstizione.

La percezione del tempo

Ciò che chiamiamo "tempo" è, in realtà, un metodo con il quale un momento è comparato ad un altro. Ad esempio, quando una persona colpisce un oggetto, sente un rumore particolare; quando colpisce lo stesso oggetto cinque minuti dopo, sente di nuovo un suono. Pensando che vi sia un intervallo tra il primo suono e il secondo, la persona chiama tale intervallo "tempo". Tuttavia, nel momento in cui sente il secondo suono, il primo non è più di una memoria nella sua mente, un'informazione nella sua immaginazione. La persona formula la propria percezione del "tempo" comparando il momento in cui vive con ciò che è contenuto nella sua memoria. Se tale confronto non avvenisse, non vi potrebbe essere neppure la percezione del tempo.

Similmente si compie un confronto quando si vede qualcuno entrare in una camera attraverso la porta e sedersi su una poltrona posta al centro. Nel momento in cui la persona si siede, le immagini relative a quando quella persona ha aperto la porta e si è fatta strada fino alla poltrona sono coordinate come frammenti informazioni nella memoria. La percezione del tempo avviene quando si compara l'uomo che si siede sulla poltrona con le altre informazioni che si richiamano.

In breve, il tempo perviene all'esistenza come risultato del confronto effettuato tra alcune informazioni immagazzinate nel cervello. Se l'uomo non avesse una memoria, il suo cervello non potrebbe compiere tali interpretazioni e quindi neppure la percezione del tempo potrebbe formarsi. La ragione per cui si afferma di avere trent'anni è semplicemente dovuta al fatto che nella mente si sono accumulate informazioni relative a di quei trent' anni. Se la memoria non esistesse, non si penserebbe all'esistenza di un simile periodo di tempo precedente, in quanto si farebbe diretta esperienza soltanto del singolo "momento" in cui si vive.

La spiegazione scientifica dell'atemporalità

Tentiamo di chiarire l'argomento citando le spiegazioni offerte da vari scienziati e studiosi. Riguardo al tema del flusso a ritroso del tempo, il noto intellettuale insignito del premio Nobel, il professore di genetica François Jacob, scrive nel suo libro Le Jeu des Possibles ("Il gioco dei possibili"):

I film proiettati all'indietro ci permettono di immaginare un mondo nel quale il tempo fluisca a ritroso. Un mondo in cui la panna si separi dal caffè e salti fuori dalla tazza per raggiungere la lattiera; un mondo in cui i raggi di luce siano emessi dai muri per essere raccolti in una sorgente di luce invece di scaturire da una fonte di luce; un mondo in cui una pietra raggiunga la palma della mano di un uomo grazie alla sorprendente cooperazione di innumerevoli gocce d'acqua che le permettano di emergere d'improvviso. In un mondo in cui il tempo ha caratteristiche così rovesciate, i processi del nostro cervello e il modo in cui la memoria coordina le informazioni potrebbero similmente funzionare all'indietro. Ciò è anche vero per il passato e per il futuro e il mondo ci apparirebbe esattamente come ci appare ora.205

Ma dal momento che il nostro cervello è abituato a una certa sequenza di eventi, il mondo non opera secondo le modalità dell'esempio precedente e noi riteniamo quindi che il tempo fluisca sempre in avanti. Nondimeno, questa è una decisione presa nel cervello e perciò del tutto relativa. In verità, non possiamo conoscere se e come il tempo fluisca. Questo è perché il tempo non è una realtà assoluta, ma soltanto una forma di percezione.

La nostra percezione soggettiva del tempo deriva dal contrasto e dal confronto tra un momento e un altro. Per esempio, immaginiamo che specifici intervalli di tempo passino tra la semina, lo sbocciare del fiore della pianta che ne deriva, il taglio di quei fiori e la loro disposizione in un bouquet – e tutto questo lo chiamiamo tempo. Ma, in realtà, il tempo è una percezione che deriva dal contrasto tra ciò che sta accadendo “in questo momento” e specifici eventi che sono accaduti nel passato.

Che il tempo sia una percezione è un fatto provato anche da Albert Einstein nella sua teoria della relatività generale. Lincoln Barnett ha scritto nel suo libro dal titolo The Universe and Dr. Einstein:

Insieme allo spazio assoluto, Einstein scartò anche il concetto di tempo assoluto -di un costante, invariabile, inesorabile, universale fluire del tempo, procedente da un passato infinito verso un futuro infinito. Buona parte dell'oscurità che ha circondato la teoria della relatività deriva dalla riluttanza dell'uomo a riconoscere che il senso del tempo, come il senso del colore, è una forma di percezione. Come lo spazio è semplicemente un ordine possibile di oggetti materiali, così il tempo è un semplice ordine di eventi. La soggettività del tempo è spiegata nel modo migliore dalle parole stesse di Einstein: "L'esperienza di un individuo ci appare ordinata in una serie di eventi, in cui il singolo evento che ricordiamo si mostra costituito secondo il criterio di un "prima" e di un "dopo". Esiste, quindi, per l'individuo, un io-tempo, o tempo soggettivo. Questo è intrinsecamente non misurabile. È senz'altro possibile associare dei numeri a degli eventi, in modo tale che il numero più elevato sia associato all'evento più recente piuttosto che a quello precedente.206

Come scrive Barnett, Einstein ha mostrato che "lo spazio e il tempo sono forme di intuizione, che non possono essere separate dalla consapevolezza più di quanto lo possano i nostri concetti di colore, forma o dimensione." Secondo la teoria della relatività generale "il tempo non ha un'esistenza indipendente, a parte l'ordine di eventi con cui lo misuriamo."207

Poiché il tempo consiste di percezioni, dipende interamente da chi percepisce ed è quindi relativo.

La velocità con cui passa il tempo differisce in base ai riferimenti assunti per misurarlo, in quanto il corpo umano non possiede alcun orologio naturale che indichi con precisione con che rapidità esso scorra. Come Barnett ha scritto: "Come non può esistere una cosa simile al colore senza un occhio che la percepisca, così un istante, un'ora o un giorno non esistono senza un evento che li contraddistingua."208

La relatività del tempo viene chiaramente sperimentata nel corso dell'attività onirica. Per quanto ciò che percepiamo nei sogni sembra che duri per ore, in realtà, perdura soltanto pochi minuti o, spesso, addirittura secondi.

Un esempio ci permetterà di capire meglio. Immaginate di essere stati messi in una stana con una solo finestra, specificamente progettata. Ivi restate reclusi per un certo lasso di tempo. Un orologio sulla parete vi mostra la quantità di tempo trascorsa. Durante questo "tempo", dalla finestra potete osservare il sorgere e il calare del sole a determinati intervalli. Pochi giorni dopo, se vi chiedessero quanto tempo avete trascorso nella stanza, rispondereste sia sulla base delle informazioni da voi raccolte consultando l'orologio, sia considerando quante volte il sole fosse sorto e tramontato. Per esempio, potreste stimare di avervi passato tre giorni. Nondimeno, se colui che ci avesse chiuso nella stanza vi dicesse che fossero trascorsi soltanto due giorni e che il ciclo del sole osservato attraverso la finestra fosse stato prodotto falsamente e che l'orologio fosse stato regolato in modo tale da scorrere più velocemente, allora il vostro calcolo sarebbe errato.

Questo esempio drammatizza il fatto che le informazioni di cui disponiamo sul trascorrere del tempo si basano solo su riferimenti che cambiano secondo chi percepisce.

La relatività del tempo è chiaramente sperimentata nei sogni. Anche se quello che si percepisce nei sogni sembra durare per ore, in realtà dura soltanto pochi minuti o addirittura secondi.

La relatività del tempo è un fatto provato anche dalla metodologia scientifica. La teoria della relatività generale di Einstein afferma che la velocità del tempo cambia in base alla velocità dell'oggetto e alla distanza dal centro di gravità. Con l'aumentare della velocità, il tempo si abbrevia, si comprime e rallenta a mano a mano che si avvicina al punto di "arresto" completo.

Einstein stesso ha fornito un esempio. Immaginiamo due gemelli, uno dei quali rimane sulla Terra, mentre l'altro viaggia nello spazio ad una velocità vicina a quella della luce. Al suo ritorno, il viaggiatore troverà che il fratello è invecchiato molto più di lui. La ragione è che il tempo fluisce molto più lentamente per una persona che viaggia ad una velocità prossima a quella della luce. Cosa succede a un padre che viaggia nello spazio e al figlio che resta indietro sulla Terra? Qualora il padre avesse ventisette anni al momento della sua partenza e il figlio tre, al suo ritorno, trent'anni dopo in tempo terrestre, il figlio avrebbe 33 anni ma il padre soltanto 30.209

Tale relatività del tempo non è causata da una riduzione o accelerazione della velocità degli orologi. È piuttosto il risultato di differenziati periodi di operazione dell'intero sistema materiale, fino alla profondità delle particelle sub-atomiche. In una situazione di tempo stiracchiato, il battito cardiaco, la riproduzione delle cellule, le funzioni cerebrali operano più lentamente. La persona vive la sua normale quotidianità senza rendersi conto del rallentamento del tempo.

La relatività nel Corano

La conclusione a cui siamo condotti dalle scoperte della scienza moderna è che il tempo non è un fatto assoluto, come sostenuto dai materialisti, ma soltanto una percezione relativa. È importante rilevare, inoltre, che questa realtà, prima di essere scoperta dalla scienza moderna nel corso del Novecento, fu rivelata al genere umano quattordici secoli orsono nel Corano, ove sono contenuti numerosi riferimenti alla relatività del tempo.

Il tempo dipende interamente da chi lo percepisce. Un periodo di tempo che sembra lungo a una persona può sembrare breve a un'altra. Per capire chi ha ragione abbiamo bisogno di fonti d’informazione, come orologi e calendari. È impossibile giudicare correttamente il tempo senza di essi.
Molti versetti del Libro descrivono il tempo come una percezione psicologica dipendente da eventi, luoghi e condizioni, come dimostra anche la scienza. Per esempio, tutta la vita di una persona dura un tempo brevissimo, come ci informa il Corano:

Nel Giorno in cui vi chiamerà, Gli risponderete lodandoLo e crederete di essere vissuti ben poco (Corano XVII, 52).

Il Giorni in cui li riunirà, sarà come se fossero rimasti solo un'ora e si riconosceranno tra loro (Corano X, 45).

In alcuni versetti è detto che gli uomini percepiscono il tempo in modo differente e che talvolta un breve periodo di tempo può apparire molto lungo. La seguente conversazione tra diverse persone che attendono al loro giudizio nell'Al di là offre un buon esempio:

Dirà: "Quanti anni siete rimasti sulla Terra?". Risponderanno: "Siamo rimasti un giorno, o parte di un giorno. Interroga coloro che tengono il computo". Dirà: "Davvero siete rimasti ben poco. Se lo aveste saputo!" (Corano XXIII, 112-114).

Altrove si afferma che il tempo può procedere ad andatura differente rispetto a situazioni diverse:

Ti chiedono di affrettare il castigo. Giammai Dio mancherà alla Sua promessa. Invero un solo giorno presso il tuo Signore vale come mille anni di quelli che contate (Corano XXII, 47).

Gli angeli e lo Spirito ascendono a Lui in un giorno la cui durata è di cinquantamila anni (Corano LXX, 4).

Dal cielo dirige le cose della terra e poi tutto risalirà a Lui, in un Giorno che sarà come mille anni del vostro contare (Corano XXXII, 5).

Questi versetti sono evidenti espressioni della relatività del tempo. Che la scienza abbia compreso solo recentemente quanto fu comunicato all'uomo 1.400 anni fa per mezzo del Corano è una prova della sua rivelazione da parte di Dio, il Quale comprende tutto il tempo e lo spazio.

La narrazione in molti altri versetti del Corano rivela che il tempo è una percezione. Ciò è particolarmente evidente nelle storie. Ad esempio, Dio ha mantenuto i compagni della Caverna, un gruppo di credenti menzionato nel Corano, in uno stato di sonno profondo per più di tre secoli. Quando vennero risvegliati, credettero di avere dormito soltanto per breve tempo, non potendo immaginare quanto si fosse prolungato tale stato:

Rendemmo sorde le loro orecchie, [rimasero] nella caverna per molti anni. Li resuscitammo poi, per vedere quale delle due fazioni meglio computasse il tempo che avevano trascorso (Corano XVIII, 11-12)

Li resuscitammo infine perché si interrogassero a vicenda. Disse uno di loro: "Quanto tempo siete rimasti?". Dissero: "Siamo rimasti una giornata o parte di una giornata". Dissero: "Il vostro Signore sa meglio quanto siete rimasti... (Corano XVIII, 19)

La situazione descritta nel versetto seguente prova che il tempo è in realtà una percezione psicologica.

O colui che passando presso una città in completa rovina [disse]: "Come potrà Dio ridarle la vita dopo che è morta?". Dio allora lo fece morire per cento anni, poi lo resuscitò e gli chiese: "Quanto [tempo] sei rimasto?". Rispose: "Rimasi un giorno o una parte di esso". "No, disse Dio, sei rimasto cento anni. Guarda il tuo cibo e la tua acqua, sono intatti; poi guarda il tuo asino, [Ti mostriamo tutto ciò] affinché tu divenga un segno per gli uomini. Guarda come riuniamo le ossa e come le rivestiamo di carne." Davanti all'evidenza disse: "So che Dio è Onnipotente" (Corano II, 259).

Quest'ultimo versetto sottolinea che Dio, Che ha creato il tempo, ne è libero. L'uomo, al contrario, è limitato da esso secondo l'ordine di Dio. Come è scritto nel versetto, l'uomo non è neppure capace di conoscere quanto tempo ha dormito. In uno stato simile, affermare che il tempo è assoluto, come i materialisti, è irragionevole.

Il destino

La variabile relatività del tempo chiarisce una realtà di estrema importanza. Un periodo di tempo che a noi appare della durata di miliardi di anni, potrebbe durare soltanto un secondo in un'altra dimensione. Addirittura, l'intero corso dell'universo, dalla sua nascita alla sua morte, potrebbe essere inferiore al secondo, un semplice istante in un'altra dimensione.

Ciò costituisce l'essenza della realtà del destino -un concetto che è stato frainteso dalla maggior parte della gente, in special modo dai materialisti, i quali lo negano completamente. Il destino è la perfetta conoscenza da parte di Dio di tutti gli eventi passati o futuri. Molti, forse la maggior parte delle persone, si chiedono come Dio possa conoscere in anticipo gli eventi che non sono ancora accaduti, non riuscendo quindi a comprendere l'autenticità del destino. Nondimeno, gli "eventi che "non abbiamo ancora sperimentato", semplicemente non sono stati sperimentati da noi. Dio non è legato al tempo o allo spazio, in quanto Egli Stesso li ha creati. Per questa ragione, il passato, il futuro e il presente sono la stessa cosa per Lui e tutto ha già avuto luogo ed è finito.

In The Universe and Dr. Einstein, Lincoln Barnett spiega come la teoria della relatività generale conduca a tali intuizioni. Secondo l'autore, l'universo può essere "compreso nella sua intera maestà solo da un'intelligenza cosmica".210 La volontà che Barnett chiama "intelligenza cosmica" è la sapienza e la conoscenza di Dio, Che prevale sull'intero universo. Come cogliamo facilmente l'inizio, il centro e la fine di un righello, e tutte le unità in mezzo, come un tutt'uno, così Dio conosce il tempo a cui siamo soggetti in ogni singolo momento. Gli uomini subiscono gli incidenti solo quando arriva per loro il momento di essere testimoni del fato che Dio ha creato per loro.

È importante considerare la distorta comprensione del destino prevalente nella società. Tale distorta comprensione presenta la credenza superstiziosa che Dio abbia determinato per ogni uomo un "destino", ma che la gente possa a volta cambiare tale destino. Per esempio, nel caso di un paziente che si riprenda dopo essere stato in fin di vita, si dice comunemente che "è sfuggito al suo destino". Nessuno, tuttavia, è in grado di mutare il proprio destino. La persona che era in fin di vita, evidentemente, non doveva morire in quel momento. È ancora il destino a ingannare quanti credono di sfuggirgli.

Il destino è l'eterna conoscenza di Dio. Egli conosce tutto il tempo in ogni sua singola frazione e su di esso prevale.

Si comprende quindi quanto è detto nel Corano che il tempo è una cosa sola per Dio: alcuni fatti destinati ad accadere nel futuro sono narrati come se fossero già accaduti. Per esempio, i versetti che descrivono la resa dei conti ad Dio nel Giorno del Giudizio:

Si soffia nel corno e cadono folgorati tutti coloro che sono nei cieli e sulla Terra, eccetto coloro che Dio vuole. Quindi si soffia una seconda volta e tutti si alzano in piedi a guardare. La Terra risplende della luce del suo Signore, si apre il Registro e vengono condotti i profeti e i testimoni. Si giudica con equità e nessuno subisce torto... E coloro che hanno temuto il loro Signore sono condotti in gruppi in Paradiso... (Corano XXXIX, 68-73)

Dello stesso argomento trattano anche altri versetti:

Ogni anima viene accompagnata da una guida e da un testimone (Corano L, 21).

E si spacca il cielo, così fragile in quel Giorno (Corano LXIX , 16).

Li compensa del loro perseverare con il Giardino e la seta. Adagiati su alti divani non devono subire né il sole né il freddo pungente (Corano LXXVI, 12-13).

... e appare la fornace, per chi può vederla (Corano LXXIX, 36).

Oggi invece sono i credenti a ridere dei miscredenti (Corano LXXXIII, 34).

Gli iniqui vedono il fuoco. Capiscono allora di stare per cadervi e non hanno alcuno scampo (Corano XVIII, 53).

Come si può vedere, eventi destinati ad accadere dopo la nostra morte (dal nostro punto di vista) vengono riferiti come già trascorsi nel Corano. Dio non è delimitato dalla struttura temporale in cui noi siamo confinati. Dio ha determinato tutto ciò nell'atemporale. Gli uomini hanno già vissuto le loro vite. Ogni evento, piccolo o grande, è parte della conoscenza di Dio ed è registrato in un libro:

In qualunque situazione ti trovi, qualunque brano del Corano reciti e qualunque cosa facciate, Noi siamo testimoni al momento stesso in cui la fate. Al tuo Signore non sfugge neanche il peso di un atomo sulla Terra o nel cielo; non c'è cosa alcuna più piccola o più grande di ciò, che non sia [registrata] in un Libro esplicito (Corano X, 61).

L'inquietudine dei materialisti

I fatti trattati in questo capitolo, vale a dire la verità che sottende la materia, l'atemporalità e l'assenza dello spazio sono estremamente chiari. Come già si è detto, ciò non costituisce una sorta di filosofia o un modo di pensare, si tratta piuttosto di chiarissime verità scientifiche. Su questo argomento, la ragione e la logica non ammettono altre alternative: l'universo, con tutta la materia che lo compone e tutti gli uomini che in esso vivono, è un ente illusorio, una serie di percezioni che sperimentiamo nelle nostre menti e con la cui realtà originale è impossibile per noi avere un contatto diretto.

I materialisti hanno enormi difficoltà di comprensione. Riconsideriamo l'esempio dell'autobus addotto da Politzer: sebbene Politzer sappia tecnicamente di non poter evadere dall'ambito delle sue percezioni, ammette questa realtà solo in certi casi. Per lui, gli eventi hanno luogo nel cervello fino al momento dell'incidente, da allora in poi le cose escono dal cervello e assumono una realtà fisica. A questo punto, il difetto logico è molto chiaro: Politzer ha commesso lo stesso errore del materialista Samuel Johnson, il quale ha detto: "se colpisco il sasso, il piede mi duole, quindi esiste". Politzer non ha capito che lo shock provato nell'impatto con l'autobus è in realtà una semplice percezione.

Una ragione subliminale per cui i materialisti non possono comprendere questo è la paura delle implicazioni che dovrebbero affrontare se lo capissero. Lincoln Barnett racconta la paura e l'ansia che lo stesso "riconoscimento" di questo argomento ispira negli scienziati materialisti:

Insieme alla riduzione di tutta la realtà oggettiva ad un mondo umbratile di percezioni operata da alcuni filosofi, anche gli scienziati sono divenuti consci dell'allarmante limitazione dei sensi umani.211

Ogni riferimento al fatto che non possiamo avere un contatto diretto con la materia e che il tempo è solo una percezione provoca un grande timore presso i materialisti, in quanto queste costituiscono le uniche nozioni assolute sulle quali si fondano. Essi credono di essere stati creati dalla materia e dal tempo (tramite l'evoluzione). In un certo senso, essi adorano questi idoli.

Quando sentono di non poter arrivare all'essenza dell'universo in cui vivono, né del mondo, né dei propri corpi, né di altre persone, né di altri filosofi materialisti da cui sono influenzati, sono pervasi dall'orrore. Tutto ciò da cui dipendono e in cui credono svanisce d'impovviso. Provano la stessa disperazione che, essenzialmente, proveranno in senso reale nel Giorno del Giudizio, come è descritta nel versetto: "In quel giorno offriranno a Dio la loro sottomissione e le loro invenzioni li abbandoneranno" (Corano XVI, 87).

Di fronte a questa scoperta i materialisti tentano di convincersi di aver un confronto reale con la materia esterna e originale; a questo fine costruiscono delle "prove": fanno a pugni con il muro, calciano i sassi, urlano, strillano, tuttavia non possono fuggire dalla realtà.

Come i materialisti pretendono di rimuovere questa realtà dalla loro mente, così tentano di fare anche con gli altri. Sono consapevoli che se la vera natura della materia fosse conosciuta dalla gente in generale, la primitività della loro filosofia e l'ignoranza della loro visione del mondo diverrebbe palese a tutti, non lasciandogli alcuna possibilità di razionalizzazione. Questi timori spiegano la causa della loro insofferenza verso i temi trattati in questo libro.

Allah afferma che i timori dei miscredenti si intensificheranno dopo la morte. Nel Giorno del Giudizio risuoneranno queste parole:

Nel Giorno in cui li raduneremo tutti, diremo ai politeisti. "Dove sono gli associati che supponevate?" (Corano VI, 22).

Nell'Aldilà, i miscredenti testimonieranno che le loro proprietà, i loro figli e gli amici che avevano ritenuto reali e avevano associato ad Allah li abbandoneranno e scompariranno. Credevano di essere in contatto con con gli originali nel mondo e si sono vantati di essere soci di Dio. Dio infatti ha dichiarato questo fatto nel seguente versetto; "Guarda come si smentiscono! Come le loro calunnie li abbandoneranno! (Corano VI, 24).

Il profitto dei credenti

Mentre i materialisti sono turbati dal fatto che la materia non è assoluta e il tempo è una percezione, ma per i veri credenti, è vero il contrario. Chi ha fede in Dio si allieta ne percepire il segreto dietro la materia, in quanto questa realtà è la chiave che permette di rispondere a tutte le domande. Con essa è possibile conoscere tutti i segreti, e si possono comprendere facilmente molte questioni che prima risultavano difficili da capire.

Come si è detto, si comprenderanno cose come la morte, il Paradiso, l'Inferno, l'altro mondo e le dimensioni che cambiano. Domande importanti quali "dov'è Dio", "che cosa c'era prima di Dio", "chi ha creato Dio", "quanto durerà la vita nel cimitero", "il Paradiso e l'Inferno esistono attualmente?" troveranno facili risposte. Si comprenderà che Dio ha creato l'intero universo dal nulla. Le domande relative al "quando" e al "dove" diventeranno insignificanti poiché non avrà più senso parlare di tempo o spazio. Qualora si capisca che lo spazio non esiste, allora sarà possibile comprendere che l'Inferno, il Paradiso e la Terra sono attualmente nello stesso luogo. Intesa l'atemporalità, si comprenderà che tutto avviene nello stesso momento: non c'è da aspettarsi nulla e il tempo non scorre, poiché tutto è già accaduto e finito.

Scoperto questo segreto, il mondo diviene come il Paradiso per ogni credente. Tutte le preoccupazioni materiali, le ansietà e le paure svaniscono. L'uomo comprende che l'intero universo ha un unico Sovrano, il Quale crea il mondo fisico a Suo piacimento e a Cui bisogna volgersi. Si sottomette quindi ad Dio "per dedicarsi al Suo servizio" (Corano III, 35).

Comprendere il segreto è il più grande profitto al mondo.

Grazie ad esso viene svelata una realtà di estrema importanza menzionata nel Corano, il fatto che "Dio è più vicino all'uomo della sua vena giugulare" (Corano L, 16). Come tutti sanno, la vena giugulare è all'interno del corpo. Che cosa può essere più vicino all'uomo di ciò che si trova al suo interno? Tale situazione può essere facilmente spiegata con il fatto che noi non possiamo uscire dalle notre menti. Anche questo versetto può essere compreso meglio alla luce di questo segreto.

Questa è la verità. Dovrebbe essere ben dimostrato che non vi è alcuno che possa provvedere e recare aiuto all'uomo se non Dio. Nulla è assoluto se non Dio; Egli è il Solo essere assoluto in cui cercare rifugio, a Cui chiedere aiuto e su cui contare per una ricompensa.

Ovunque ci volgiamo, ivi è la presenza di Dio.

 
   
    

205 François Jacob, Le Jeu des Possibles, University of Washington Press, 1982, p.111a
206 Lincoln Barnett, The Universe and Dr. Einstein, William Sloane Associate, New York, 1948, pp. 52-53a
207 Ibid., p.17a
208 Ibid., p. 58.a
209 Paul Strathern, The Big Idea: Einstein and Relativity, Arrow Books, 1997, p. 57a
210 Lincoln Barnett, The Universe and Dr. Einstein, William Sloane Associate, New York, 1948, p. 84a
211 Ibid., pp.17-18a